sabato 12 novembre 2016

New York si prepara a diventare come Venezia. Entro pochi anni sommersa dalle acque.

Il simbolo del potere economico americano è minacciato dal riscaldamento globale. Ma la città si premunisce.
http://therealdeal.com/issues_articles/the-industrys-climate-change-complacency/
La punta meridionale di Manhattan sommersa, Wall Street spazzata via e la Statua della Libertà ... l'isola allagata, sola tra le onde. Questo è il quadro apocalittico che alcuni prefigurano per New York nei prossimi decenni alla luce delle ultime proiezioni sul riscaldamento globale e l'innalzamento del livello del mare: dai 30 centimetri dal 1900, potrebbe ancora superare i 70 cm nel 2050 e 1,80 metri entro il 2100. 

Uno scenario da Atlantide di cui nessuno ride dopo l'uragano Sandy del 29 ottobre 2012, con più di 40 morti e la paralisi della metropoli americana, costruita su un estuario circondato dall'acqua. 

"Sandy ha completamente cambiato le carte un tavola nelle discussioni sulle minacce del cambiamento climatico. Non si tratta più di qualcosa che accadrà forse fra 100 anni, lontano da casa, ma 'qui e ora", dice Daniel Zarrilli, responsabile della lotta contro il riscaldamento globale nella città di New York. 

Forte delle proiezioni di un panel sui cambiamenti climatici e sessanta collaboratori, questo ingegnere è il supervisore del lavoro per la fortificazione di New York ed i suoi 850 km di coste (più o meno quanto l'Italia nella sua lunghezza) di fronte alle acque in aumento, all'aumento delle precipitazioni e il possibile triplicarsi del il numero di giorni con più di 32° C. 

In nessun caso la città suonerà la ritirata, "non si ritirerà" dice. "New York rimane dove si trova. É da 400 anni che cresce, è la porta d'ingresso per l'America!". La chiave, dice, è quella di "valutare i rischi in tutta la città" e "investire per minimizzarli". 

In realtà, dappertutto, da Brooklyn a Staten Island - la più colpita da Sandy - attraverso i principali aeroporti del Queens, o i quartieri di Battery e Lower East Side a Manhattan, i cantieri sono un po' dappertutto. Un bilancio di oltre 20 miliardi di $ è stato stanziato dai governi della città, statale e federale. 

Si alzano o rafforzano dighe, consolidano le centinaia di chilometri di tunnel e ponti che permettono agli 8,5 milioni di newyorkesi di viaggiare, riempie i vuoti dell'impermeabilità delle stazioni della metropolitana o centrali elettriche. Segno, questo, che una ritirata di Manhattan Heights non è proprio per domani: nessuno pensa di fermare la costruzione di grattacieli residenziali di lusso nel nuovo quartiere Hudson Yards, nell'ovest dell'isola, anche se praticamente hanno i piedi nel fiume Hudson. 

É nelle nuove costruzioni che vi sarà più sicurezza, dice Zarrilli, costruite perchè soddisfino gli standard costruttivi rafforzati dopo Sandy. Così che, nei grattacieli del futuro "gli impianti di riscaldamento o elettrici non saranno più in cantina, ma al 2° o 3° piano", spiega Steve Cohen, direttore dell'Earth Institute presso la Columbia University. "Si presume che in un certo momento, l'acqua raggiungerà alta 1,5, 3 o 4,5 metri". 

Tutti questi progetti coinvolti "avranno bisogno di tempo", secondo l'esperto, ma il gioco vale la candela, la popolazione continua ad aumentare. Solo un piccolo angolo di Staten Island, il meno popoloso quartiere di New York, è stato abbandonato dai suoi abitanti. Dopo aver vistola distruzione e le case spazzate via da Sandy. Centinaia di residenti di questo quartiere Oakwood Beach hanno accettato un programma di riacquisto vantaggioso, proposto dalle autorità. 

Ma "un tale tipo di programma non è a Manhattan" a causa delle quotazioni immobiliari, ha detto Joe Tirone, agente immobiliare che è stato uno degli artefici. Inoltre, i premi di assicurazione a breve termine potrebbero esplodere nella megalopoli, perché, secondo le nuove mappe, le zone soggette a inondazioni dovrebbero quasi raddoppiare. Questo aumento potrebbe, così, cacciare ciò che rimane della classe media da New York. 

Ma Zarrilli rimane fiducioso nella "adattabilità" dei newyorkesi, che "ci spinge a fare di più, e più velocemente". Si dice convinto del sostegno dei funzionari eletti che capiscono "la necessità di pensare a lungo termine" - anche se l'elezione di Donald Trump, che durante la sua campagna ha definito una "bufala" lo sconvolgimento del clima, getta nuova incertezza su questo punto ... 

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