mercoledì 23 agosto 2017

Hanno bisogno di un nome per esistere ed essere riconosciute

L'arcipelago ora conta 16.056 isole e non finisce qui. Da dodici anni, l'Indonesia ha inviato spedizioni attraverso il suo vasto arcipelago per contare e denominare le sue migliaia di isole. Un vero rompicapo, ma anche un censimento vitale per il riconoscimento internazionale del suo territorio. 
https://it.wikipedia.org/wiki/Isole_dell%27Indonesia
L'arcipelago più grande al mondo conta oggi 16.056 isole. Questo numero è stato appena convalidato dal gruppo di esperti delle Nazioni Unite sui nomi geografici (UNGEGN - United Nations Group of Experts on Geographical Names) il 18 agosto a New York. 

Una cifra provvisoria, come ricorda il quotidiano Kompas: 'Nel 2012, 13.466 isole sono state registrate presso l'ONU durante la decima conferenza sulla standardizzazione dei nomi geografici'. 

Tra il 2015 e il luglio 2017, l'Indonesia ha stabilito i nomi e le coordinate di 2.590 altre isole precedentemente non nominate o non identificate. Grazie ad un censimento condotto dal Geospatial Information Standard (GIS), l'autorità incaricata dei nomi dei paesi, in collaborazione con i Ministeri della Marina e della Pesca, dei Centri Idrografici e Oceanografici della Marina e dei governi regionali. 

Kompas sottolinea l'importanza di questa convalida alle Nazioni Unite. L'Indonesia ha ancora un amaro ricordo della perdita delle due piccole isole di Sipadan e Ligitan nel Mare di Celebes, la cui sovranità fu assegnata alla Malesia dalla Corte Internazionale di Giustizia dell'Aja nel 2002. Dalla sua indipendenza, nel 1945, questo stato-arcipelago aveva prestato poca attenzione al censimento delle sue isole, il conteggio variava notevolmente da un dipartimento all'altro. 

Nel 1987, il Centro Idrografico e Oceanografico della Marina censiva 17.508 isole, di cui 11 801 senza nome. Nel 2003, il Ministero della Ricerca e della Tecnologia annunciava, sulla base di fotografie satellitari, che l'Indonesia aveva 18.110 isole, mentre Istituto Nazionale Aeronautico e Spaziale ne scodellava solo 18.108. 

Nello stesso anno, il ministero dell'Interno formalizzava, sulla base dei dati forniti dalle autorità locali, l'esistenza di 7870 isole denominate e 9.626 isole senza nome. Le Nazioni Unite non hanno mai cessato di ripetere: 'Abbiamo bisogno di nomi, non di numeri'. 

Dopo una serie di spedizioni iniziate nel 2005, il censimento è quasi finito: 'Spero che alla fine del 2017 o al più tardi nel 2018, l'elenco completo dei nomi sarò pronto', ha detto Zainal Abidin Hasanuddin, capo della GIS, a Kompas. Il suo collega, Moh Fifik Syafiudin dice che ci sono ancora circa 850 isole da esplorare, da Jambi a Sumatra fino alla Papuasia, passando per Java-Est, Kalimantan, le piccole Isole della Sonda e delle Molucche. 

Infatti, le immagini satellitari non sono sufficienti. Si deve andare fisicamente, di persona, a volte, in queste piccole isole, spesso con difficoltà perché diffuse in un oceano tumultuoso, per sapere se sono abitate, quale sia la loro vegetazione, il loro potenziale agricolo e turistico. 

"Soprattutto, assicurarsi che esse corrispondano alla definizione di isola stabilita dai criteri delle Nazioni Unite: non devono essere sommerse dall'alta marea e con la bassa marea, non dovrebbero essere collegate ad altra isola o terra vicina". 

martedì 22 agosto 2017

'Più è corta meno paghi': La discoteca dove le minigonne fanno risparmiare.

Gonne corte e alcool: una discoteca francese piuttosto controversa
http://www.nicematin.com/faits-de-societe/cette-celebre-boite-de-nuit-de-la-cote-dazur-offre-des-consos-en-fonction-de-la-taille-des-jupes-des-filles-160945
Secondo 'Nice-Matin', una discoteca della Costa Azzurra, è al centro di una controversia dopo aver rivelato il tema del suo venerdì sera sui social. 

"Plus c'est court, plus ça rapporte" (Più è corta, meglio è)'. Con un tale slogan, non c'è da meravigliarsi che la discoteca Le Carré-Annexe, a Saint-Laurent-du-Var nelle Alpi Marittime, abbia attirato mezzo mondo per la sua serata del 18 agosto. 

Il concetto era semplice: le donne, con la gonna corta, spendevano meno in alcol e in ingresso. Più era corta più il costo tendeva verso lo zero. 

Nice Matin sottolinea che l'organizzazione ha distribuito un listino prezzi a seconda della lunghezza della gonna. Esempio: sotto 25 centimetri, l'ingresso alla discoteca era libero, al di sotto di 23 centimetri scattava il drink offerto in base ai centimetri. 

Avrebbe anche offerto una bottiglia di rosé a coloro che avessero avuto il coraggio di sbarcare con una gonna al massimo di 18 centimetri! E come indicizzare il tasso alcolico in base alla leggerezza del loro abbigliamento ... 

La discriminazione sessuale dell'invito non è sfuggita ai surfisti. L'Annexe ha voluto promuovere l'evento sui social network con un video farcito di immagini 'sexy'

É al centro di una polemica, molti internauti denunciano gli organizzatori di sessismo, dice Nice-Matin. 

'Come osi chiedere alle giovani donne di mostrare il culo contro dell'alcol?'' Protesta una giovane donna. 'A diventare senza dignità, cosa si guadagna?'', chiede un altra. L'organizzazione non ha risposto alle domande dei Nice-Matin, ma ha condiviso sulla sua pagina Facebook un articolo critico del quotidiano. 

Un cattivo buzz, è sempre un buzz (ronzio): Sabato mattina, i dirigenti del club avevano ancora pubblicato un piccolo messaggio per i loro detrattori, accompagnato da un video della serata: 'Grazie a tutti quelli che hanno polemizzato, perchè ci ha permesso di avere nuovi clienti stasera'. 

lunedì 21 agosto 2017

La turismofobia si propaga. Da Est ad Ovest, da Nord a Sud, "Non sei benvenuto"

La "Turismofobia" si sta diffondendo in Europa. Da Barcellona, ​​Venezia o Dubrovnik, l'alluvione di turisti suscita l'ostilità degli abitanti che hanno deciso di riconquistare le loro città. 

https://twitter.com/thetimes/status/892834895944437761/photo/1?ref_src=twsrc%5Etfw&ref_url=https%3A%2F%2Fwww.lematin.ch%2Fsociete%2Ftourismophobie-propage-europe%2Fstory%2F26630295"Non sei benvenuto": a Barcellona e in altre destinazioni turistiche europee, l'ostilità degli abitanti che hanno deciso di riconquistare le loro città. Dai romantici canali di Venezia ai bastioni di Dubrovnik, passando per l'isola scozzese di Skye, i turisti sono diventati un incubo per alcuni residenti lungo le coste, nonostante la fortuna finanziaria che portano. 

Nel quartiere costiero di Barcellona, ​​gli abitanti hanno protestato da anni contro i fastidi: l'ubriachezza, i rapporti sessuali in strada ... e da ora in poi, l'aumento degli affitti obbligherà anche alcuni a partire. 

"Mai un'estate come questa", "mai più turisti nelle nostre case", "non sei benvenuto", si leggeva sui cartelloni in una manifestazione di abitanti su una spiaggia di solito affollata di turisti. 

Tali azioni, denominate dalla stampa come "turismofobia", esplodono in Spagna, terza destinazione turistica del mondo, sempre più popolare tra i vacanzieri che evitano le instabilità in Tunisia, Egitto o Turchia. 

Un'organizzazione di estrema sinistra ha anche bloccato un autobus turistico a Barcellona all'inizio del mese per poi imbrattare il suo parabrezza con vernice e, a Palma di Maiorca, nelle Isole Baleari, dimostrato sul porto con i fumogeni, dispiegando uno striscione: "Il Turismo uccide Majorca". 

Questo arcipelago molto ricercato ha appena limitato a 623.000 il numero di alloggi turistici e intende ulteriormente ridurre questa cifra nei prossimi anni a 500.000. "La base dell'economia, la base del lavoro e tutto il turismo", ha riconosciuto un residente di 67 anni, "ma è necessario avere un turismo ordinato". 

'Non avrei mai pensato di dover difendere il settore turistico spagnolo', un'attività che produce l'11% della ricchezza del Paese, ha recentemente dichiarato il capo del governo Mariano Rajoy. 

'Il turismo non è il nemico', afferma Taleb Rifai, segretario generale dell'Organizzazione Mondiale del Turismo (OMC), con sede a Madrid. Secondo l'agenzia dell'ONU, uno su dieci posti di lavoro al mondo è legato al settore del turismo, che rappresenta il 10% del PIL mondiale. 

Dal 1995 al 2016, il numero di viaggiatori internazionali è salito da 525 milioni a più di 1,2 miliardi grazie in particolare alle compagnie aeree a basso costo e ai visitatori di mercati emergenti come Cina, India e paesi del Golfo. 

Ma in alcune destinazioni sembra superata la soglia di tolleranza. Questo è il caso della roccaforte di Dubrovnik in Croazia, che è stata ancora più popolare da quando sono stati girati gli episodi della serie televisiva Game of Thrones. 

"A volte per entrare nella vecchia città, devi fare una fila di un'ora a 40° C", dice Ana Belosevic, un' mpiegata nel settore alberghiero. Le autorità della 'perla dell'Adriatico' hanno installato telecamere presso le porte dei bastioni per controllare il flusso dei visitatori e vogliono limitare gli scali delle navi da crociera. 

Dall'altra parte del mare Adriatico, Venezia, 265.000 abitanti e 24 milioni di visitatori l'anno, vuole istituire un sistema di prenotazioni per raggiungere Piazza San Marco durante le ore di punta. Ha imposto multe di 500 euro per i pic-nic a terra o per i tuffi nella laguna. 

A Firenze, le autorità bagnano le strade attorno alla Basilica Santa Croce con un getto d'acqua per impedire che i turisti si fermino troppo. 

Tra le soluzioni proposte, Rafat Ali, fondatore della piattaforma informativa turistica Skift, suggerisce di ripartire i viaggiatori al di fuori dei centri urbani. Ma questo ha esteso il problema ai quartieri finora residenziali, in particolare a causa dell'irruzione delle piattaforme di noleggio stagionale come Airbnb. 

Così a Lisbona, la moltiplicazione di appartamenti turistici ha fatto schizzare prezzi delle case alle stelle nel vecchio quartiere di Alfama. 

'Oggi a Alfama è difficile trovare un affitto con meno di 1.000 euro al mese, un importo enorme per un portoghese il cui stipendio è spesso inferiore a questa somma', ha dichiarato Maria Lurdes Pinheiro, Presidente dell'associazione Assoc. do Património e População de Alfama

Anche nell'isola scozzese di Skye, dal paesaggio selvaggio, le autorità sono preoccupate per la congestione stradale o il degrado ambientale causato da questo boom di presenze. 

'La soluzione facile è dire non più turismo, ma è molto pericoloso', avverte Taleb Rifai. 'Le stesse persone che oggi dicono non vogliamo più il turismo saranno le prime a piangere quando lo perderanno'. 

É ciò che sta accadendo in Turchia, i cui ricavi dal turismo sono diminuiti del 30% nel 2016, anno segnato dagli attentati e dal fallito colpo di stato. 

Il paese ha prolungato le vacanze della festa musulmana del sacrificio (Aïd al-Adha) da sei a dieci giorni nel tentativo di incrementare il turismo interno. 'Troppo il turismo è un problema. Il peggio è quando nessuno viene', dice ironicamente Rafat Ali

domenica 20 agosto 2017

L'esercito libanese sventola la sua bandiera con quella spagnola in segno di 'saluto' alle vittime dell'attacco di Barcellona di giovedì

Beirut avanza contro il Daesh al confine siriano, i soldati hanno sollevato anche una bandiera spagnola su una collina presa a Daesh. 
http://www.bbc.com/news/world-middle-east-40990487
BBC. Le bandiere libanese e spagnola 

I soldati libanesi hanno continuato l'assalto contro le posizioni del gruppo islamico sul confine orientale del paese con la Siria. Hanno ripreso dai jihadisti un quarto del territorio controllato, nella zona. 

L'esercito libanese ha lanciato le sue operazioni sabato nella zona di Ras Baalbeck e Jouroud Jouroud al-Qaa riconquistando circa 30 km2 ai jihadisti. Lo ha annunciato aabato un portavoce militare, il generale Nazih Jreij. Secondo cui, 20 combattenti del Daesh sono uccisi e dieci soldati libanesi feriti negli scontri. 

I soldati libanesi hanno issato la bandiera spagnola su una collina riconquistata al nemico in omaggio alle vittime del doppio attentato in Catalogna, hanno dichiarato le fonti ufficiali. 

Secondo queste, circa 600 combattenti Isis erano presenti nella regione di confine e controllavano un'area stimata intorno ai 120 km2 prima dell'inizio dell'operazione, sabato. Domenica, oggi, l'esercito ha attaccato le posizioni nemiche a Jouroud Ras Baalbeck, secondo l'agenzia libanese ANI

L'annuncio dell'esercito segna la fine di una battaglia del mese di luglio tra Hezbollah ed ex jihadisti legati ad al Qaeda ed i ribelli siriani in un'altra regione del Libano orientale. 

Dopo sei giorni di combattimenti, è stata stabilita una tregua, dopo di che è stato evacuato in Siria un primo contingente di 8.000 persone, soprattutto rifugiati, ma anche jihadisti. Lunedi scorso, gli ultimi ribelli siriani sono stati evacuati dal Libano. 

In contemporanea con l'annuncio dell'esercito, gli Hezbollah hanno detto sabato dell'inizio di un'offensiva per far sloggiare l'IsisI del lato siriano del confine, dove il movimento sciita combatte i ribelli a fianco del regime di Bashar al-Assad. L'esercito libanese ha negato qualsiasi 'coordinamento' con il movimento sciita o con l'esercito siriano. 

Sabato scorso, i combattenti Hezbollah e l'esercito siriano hanno liberato 87 km2 della zona controllata dal Daesh ... nella regione occidentale di Qalamoun', secondo l'agenzia di comunicazione Del Partito di Dio (Hezbollah)

Questa offensiva mentre il gruppo estremista sunnita perde terreno nei confinanti Irak e Siria. Domenica scorsa, il governo iracheno aveva annunciato il lancio di un'operazione sulla sua fortezza Tal Afar, a ovest di Mosul. 

sabato 19 agosto 2017

Il controesodo. Aumentano i rimpatri in Africa.

I "RE-PATS (rimpatriati)" africani, quelli che tornano al lavoro nel loro continente. Sempre più africani tornano alla terra dei loro antenati con nuove opportunità a loro disposizione. 
https://www.theguardian.com/world/2017/feb/05/ethiopia-repats-build-modern-homeland-chefs-musicians-entrepreneurs
Questo è uno dei flagelli che colpiscono l'Africa. Oltre alla mancanza di lavoratori altamente qualificati in settori chiave dell'economia, come le nuove tecnologie, l'estrazione mineraria ..., il continente ha visto un gran numero di laureati nelle sue università o istituti involarsi verso l'Europa, Asia e Nord America dopo i loro studi. Un fenomeno d'espatrio massiccio che ostacola lo sviluppo dei paesi africani. 

Ma con il boom che tocca alcune megalopoli africane, un reflusso lento sembra essersi messo in moto. Gli espatriati rispondono sempre più al richiamo della loro patria, che ora offre loro maggiori opportunità di carriera. Un ingegnere nigeriano o keniano in nuove tecnologie in California potrebbe sperare di trovare una posizione di grande responsabilità nel suo settore a Lagos o Nairobi. in banchiere algerino con sede in Europa vedrà l'opportunità di aprire una società di consulenza in Algeria dove l'economia si sta lentamente liberalizzando. 

Il quotidiano britannico The Guardian, per esempio racconta di come migliaia di giovani etiopi educati e con con le loro famiglie stabilite all'estero, tornano al paese in cui il tasso di crescita si avvicina al 10% già da diversi anni. "Uno delle più lunghi boom economici degli ultimi anni in tutto il mondo, tale da trasformare la vita di decine di milioni di persone e le opportunità di business disponibili che erano inimmaginabili anche solo una generazione fa", così così dice il quotidiano britannico. 

La rivista Inspira Afrika in collaborazione con Avako Africa e Africa France Hanno ricercato e tracciato un profilo di rimpatriati francesi per capire meglio le loro motivazioni attraverso un ampio sondaggio

Ne è venuto fuori che quasi il 38% dei rimpatriati sono dirigenti. Lavorano nel settore bancario e finanziario (19%), marketing e comunicazione (21%) e delle telecomunicazioni (13%). 

Il motivo principale del loro ritorno è quello "di avere un impatto sul continente". il 63% di loro. Il 49% ha avuto un'interessante opportunità professionale e il 22% perché ha sentito la pressione della famiglia per tornare nel continente. 

Ma il 58% dei repats non sono completamente tali in quanto rappresentano il ritorno, ma in nuovo in un altro paese, diverso dal proprio. Infine, la parola "Repat" dovrebbe essere declinata al femminile, perché sono soprattutto le donne, il 58%, a tornare nella terra dei loro antenati.