giovedì 15 settembre 2016

Il robot che manda le dolci parole d'amore al vostro posto. Lovebot

Lovebot dice a tua moglie che l'ami così che non debba farlo tu. 
https://www.facebook.com/LOVEBOT-355706627797948/
"Lovebot" sta per (ro)bot (bot = sistemi interattivi robotizzati) d'amore, non è quello che si potrebbe pensare e cioè quello che si dice a proposito dei prossimi anni settanta 'quando le relazioni amorose saranno attraverso i robot'. Lo mette in chiaro subito il suo creatore Guru Ranganathan quando presenta nella chatbot di TechCrunch, uno di quei programmi che fanno chiacchiere

Se non ha nulla di sessuale, lovebot comunque è destinato a sostituire un marito o una moglie, o un amico(a) in base alla sua impostazione. Manda al posto dell'utente delle piccole parole: "sto pensando a te", "Mi manchi", "come stai?", Emoticon varie e musica di sottofondo (genere lento e caldo) che gli amanti travolti dai numerosi impegni non hanno più il tempo di inviare, con lo scopo di mantenere accesa la fiamma. 

L'applicazione può essere impostata su tre modalità: amore, familiari o "motivazioni". Può contattare il vostro coniuge come anche amici, chiedendo loro notizie, per esempio. Il terzo invia una citazione presumibilmente ispiratrice, anche con frequenza regolabile (immaginate, che palle - opinione personalissima - l'amico che vi invia 10 volte al giorno un proverbio giorno o un almanacco, o virgolettate le sensazioni New Age ... roba da rompere un'amicizia o da consigliargli uno strizzacervelli di emergenza). 

I creatori di questo singolare chatbot, Guru Ranganathan e Karthikeyan Santana, lavorano entrambi da Microsoft. Il primo suggerisce che, con l'accesso ai vostri contatti o alla vostra lista amici di Facebook, lovebot può contribuire a rilanciare amicizie perdute e rianimarle. 

Sarete voi a decidere se si tratta di un'invenzione conveniente o la disumanizzazione totale e finale. A questo punto viene da chiedersi che cosa sarebbe uno scambio tra due lovebot, ognuno che "crede" di affrontare un essere umano, all'altro capo del filo. 

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