domenica 24 luglio 2016

Noleggiare una persona normale per farsi ascoltare

I giapponesi, in cerca di orecchie attente cui confidarsi, possono rivolgersi a persone di 45 a 55 anni perchè ascoltino. 
http://www.dailysabah.com/life/2016/07/22/these-japanese-rent-a-friends-will-just-listen-to-you-and-your-problems
Se non ci sono confidenti: gli adolescenti giapponesi, come gli anziani, sentono il bisogno di parlare ad orecchie "neutrali" senza andare a sdraiarsi sul divano di uno psicanalista. La soluzione: assumere un "bravo tipo". Il servizio si chiama "Ossan rental" (o “Middle-Aged Guy Rental”) o "Uncle rental", il primo termine identifica letteralmente un uomo di mezza età (45-55 anni). Il costo è di 1.000 yen (8,5 euro) all'ora. 

http://observer.com/2013/09/new-service-lets-you-rent-a-middle-aged-man-because-its-not-like-you-can-find-them-for-free-on-the-internet/
Rent me! (Photo: Ossan)
L'idea è nata quattro anni fa nella testa dello stilista indipendente Takanobu Nishimoto (foto). Ha cominciato mettendosi in affitto. "Questo servizio è per me un piacere soprattutto, con l'idea iniziale di migliorare l'immagine degli uomini della mia età un po' malridotta e che si tende a prendere in giro", dice, tra due "clienti". 

E per tagliare corto su ogni sospetto, "le persone che mi affittano mi chiedono solo di accompagnarle per una o due ore e, soprattutto, di ascoltarle". Egli cita il caso di un ottantenne che, ogni settimana, lo ha chiamato per un giro nel parco. "Stavo quasi diventando come un figlio", dice Nishimoto, 48 anni. 

Racconta anche che c'è stato un pescatore che ne aveva abbastanza di stare da solo fino a quando il pesce abboccava, una studentessa che aveva deciso di diventare una starlet, ma poco appoggiata dalla sua famiglia, un giovane impiegato che non sapeva come comportarsi con il suo superiore. 

"Ho vissuto molti momenti toccanti e, anche se a più riprese, ho pensato di smettere, questo servizio e questi incontri credo siano per me diventati indispensabili. Mia moglie si fida ciecamente", confessa lui, che ha tra i 30 ei 40 clienti al mese, di cui il 70% donne. 

Di "Ossan" a noleggio, il servizio di M. Nishimoto, ora ce n'è sessanta sparsi in tutto il paese. "Non so, quando mi assumono, me lo chiedo spesso, mi fa anche un po' di paura, ma è anche stimolante. Peraltro se devo dire la verità non ho mai avuto a che fare con clienti bizzarri". 

Nodoka Hyodo, 24 anni, noleggia il signor Nishimoto per parlare liberamente, dimenticando il "ruolo sociale" che lei dovrebbe avere con il suo prossimo. "Ci sono io con i miei amici, io con la famiglia, io con il mio compagno. Creo me stessa a seconda degli altri. Ecco, tutto questo esplode perché parlo con qualcuno che non conosco e con il quale mi sento di capirmi meglio... ", dice questa impiegata di una società di traduzione. 

Questo io divisibile, "dividu" (Termine poco noto in Italia) che, secondo il neologismo dello scrittore Keiichiro Hirano è molto giapponese e si oppone al concetto di entità "individuale", un intero essere, indivisibile e libero di apparire come è, senza liquefarsi in personalità imposte dalle circostanze. 

Per i sociologi specialisti della società giapponese questo servizio è significativo della crescente difficoltà dei giapponesi nel comunicare con i loro parenti per paura di sembrare noiosi e delle loro reazioni. 

Un parere condiviso da Hiroaki Enomoto, psicologo e autore di numerosi libri sulla comunicazione e la società, il quale sottolinea che in Giappone, il quadro relazionale è predefinito e che si può dire che "Quando ci si confronta con qualcosa di nuovo, è difficile segnalare l'accaduto a qualcuno, perché non vi è necessariamente un partner adatto nelle relazioni già esistenti. Ci si chiede in che misura ci si possa confidare, senza rischiare di influenzare l'altro". 

Nel caso del "noleggio Ossan", questo è un rapporto d'affari, "per cui la persona paga e parla, può richiedere di essere ascoltata, questa cosa non è possibile con il prossimo, che non si può forzare ad accettare una conversazione e nei confronti del quale si può provare una certa vergogna. Le donne mi confidano cose che non si sognerebbero nemmeno di dire ai loro amici", dice Nishimoto.

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