domenica 3 aprile 2016

E se il vostro capo fosse un robot?

Ne parlavo sere fa, al solito bar, con amici e amiche. L’argomento del post attinge dalle notizie ufficiali ed è commisto alla cronaca di quella serata. 


Un quarto dei dipendenti ritengono che l'intelligenza artificiale sia più degna di fiducia che quella umana, secondo i risultati di uno studio. Un'illusione, dicono gli specialisti. 
http://corriereinnovazione.corriere.it/cards/se-poltrona-siede-robot/decide-macchina_principale.shtml
"Le persone stanno perdendo la fiducia nella gestione umana delle risorse, a giusto titolo. Di chi vi fidereste maggiormente, di un essere umano con i suoi pregiudizi e opinioni personali o dell'intelligenza artificiale (AI) razionale ed equilibrata?". Il quesito se l'è posto Nikolas Badminton che ha condotto uno studio sul futuro del lavoro, per la società di consulenza Intensions.

I risultati sono sorprendenti. Il 26% dei 2.300 adulti intervistati in Canada preferirebbe piuttosto avere un robot come capo. Questo tasso aumenta fino al 33% negli intervistati con meno di 40 anni. Ai loro occhi, una macchina è più degna di fiducia di un essere umano.

"Il problema è che il concetto di intelligenza artificiale è poco conosciuto. I dipendenti si aspettano, da questa, miracoli". Se l'esperto riconosce una serie di vantaggi della macchina - la logica, la velocità, la memoria - la realtà è infinitamente più complessa di quella di un algoritmo, per quanto ben modellato.

Quando diciamo "si comporta come un robot", se ne sottintende anche un lato negativo, la mancanza di cuore. Un punto su cui si sofferma il sociologo "La flessibilità del boss è spesso apprezzata. Con una macchina, non c'è spazio per la negoziazione". Ricorderei inoltre che, se anche un robot è al comando, esso è stato comunque configurato da un essere umano. Proprio questo dicevamo sere fa in uno dei soliti incontri con le conversazioni sui massimi sistemi.

Il sociologo, come anche la psicologa, quella sera (eravamo un gruppo nutrito), assicuravano che la questione più importante è "Fino a che punto possiamo delegare il processo decisionale? E chi è responsabile in caso di errore". Sarebbe stato interessante il parere del giuslavorista o del sindacalista e del maitre a penser, ormai sempre più assenti a questo tipo di contraddittorio. Inoltre, si sottolineava che l'essere umano spende già la maggior parte del suo tempo a obbedire alle macchine.

Giocherellando col telefono, che si era appena messo a vibrare e si era illuminato, "... dobbiamo già soddisfare le regole di utilizzo che ci imponiamo, bancomat, applicazioni per smartphone...".

Da parte sua, l'esperto in intelligenza artificiale sottolineava come funzionava una piattaforme di calcolo come Uber. "Loro sono una sorta di boss delle persone che vi lavorano. Un algoritmo è usato per abbinare le attività con gli autisti". Tutto ciò non è peggio per loro. "Spesso dicono che sono più felici di quando stavano lavorando per gli umani ... chissà forse questa è una realtà migliore". 

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