martedì 24 febbraio 2015

Photoshop uccide la nostra innocenza da 25 anni.

http://lens.blogs.nytimes.com/2015/02/17/world-press-photo-manipulation-ethics-of-digital-photojournalism/?_r=0#
Alcune aziende che operano nel digitale, si sono affermate a tal punto da divenire delle autorità nel loro campo. L'abitudine ad usare Google nelle nostre ricerche, Facebook per i contatti con il popolo, Photoshop per le nostre immagini ce lo dimostrano ampiamente. 

Il software di Photoshop celebra i suoi 25 anni. The Independent approfitta di questo anniversario per descrivere l'impatto di quel software sul nostro rapporto con l'immagine. 

Questo programma ha senza dubbio fornito un prezioso strumento creativo per gli artisti, ma, allo stesso tempo, ha rovinato la nostra innocenza. Rendendo sempre meno visibile la modificazione dell'immagine ed il risultato più realistico, Photoshop ha permesso la diffusione di molti "falsi (hoax)" ed altre bufale. Già nel 2001, la foto di questo signore "Guy Tourist" fece il giro di Internet. 

Al di là della "bufala" Photoshop ha permesso molte deviazioni e beffe spesso molto divertenti. Tuttavia, si comincia a dubitare delle foto troppo simbolicche. Ad esempio: questa telecamera a circuito chiuso presumibilmente installata davanti alla casa di George Orwell, autore di "1984" e "La fattoria degli animali".

Infine, il software accende il dibattito sulla stampa tra fotografi professionisti: Da quando l'immagine non riflette più la realtà? Non sappiamo davvero. The Independent, citando il New York Times dice:

'Circa il 20% delle immagini in gara nel World Press Photo è stato escluso dai giudici a causa di lavori di post-produzione eccessivi e, a volte, palesi'. 

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