11 aprile, 2011

Queste fabbriche di Nichi come funzionano, il dibattito interno, le decisioni come vengono prese


Intervista a Onofrio Romano sulle "Fabbriche di Nichi" RADIO RADICALE,30 marzo 2011 - 16:05 - Di Paolo Martini

Foto docente Nate il 15 novembre 2009 come comitato elettorale, da subito hanno aspirato a diventare quel movimento con caratteristiche nuove, differenti dal partito che Vendola nel suo percorso politico non ha mai mancato di criticare. Nascono come un esperimento nuovo di partecipazione Sono l'espressione più cristallina di quelle che sono le forme di aggregazione della società oggi, nella contemporaneità, in quanto danno spazio da un lato alla retorica della modernità, del soggetto autonomo, che decide del suo destino e dà forma al proprio mondo e contemporaneamente esprimono un bisogno forte di comunità in una forma di tribalismo in cui paradossalmente il soggetto scompare, liofilizzato in questo organismo comunitario. Per statuto non devono presentarsi in competizioni elettorali, devono restare fuori dal palazzo, in un certo senso i collegamenti con il potere sono tranciati. Ciascuno è libero di promuovere iniziative che si rifanno ai valori di una generica sinistra e, quindi, non c'è quel momento di collegamento tra società civile e istituzioni che la costituzione assegna al partito. Contemporaneamente servono un soggetto, un progetto politico, le Fabbriche di Nichi. Il loro rappresentante politico, al tempo stesso, è libero dal controllo di queste perché esse non aspirano a collegarsi con le istituzioni. Animate da uno spirito volontarista, ognuno presta il proprio servizio. Nessuno aspira a costruire collettivamente una forma di sovranità sul mondo, non sono interessate a gestire il potere, quindi non si pone la questione della democrazia venendo meno la posta in gioco del potere. Ognuno depone la propria azione all'interno delle Fabbriche sganciando, così il rappresentante da qualsiasi controllo di sovranità, in questo caso Nichi Vendola, perché immaginato nell'immaginario collettivo come persona aliena dal potere e le sue lusinghe, quindi incorruttibile, dotato di un carisma particolare non di condottiero ma di chi sa resistere al potere senza alcun bisogno di vigilanza democratica. All'interno di Sinistra e Libertà formano una specie di corrente, costituendo una sorta di omogeneità generazionale. Sono giovani mediamente al di sotto di trent'anni e cercano di far valere la propria voce ponendosi come interlocutori con le altre generazioni. Peraltro esprimo dei dubbi che SEL prenda delle decisioni, qualcuno ha rilevato come sulla tessera compaia il volto di Nichi Vendola, il che costituisce una enormità se pensiamo che nella tradizione comunista bisognava perlomeno essere morti per vedere la propria effigie sulla tessera del partito. Questo significa che anche in Sinistra e Libertà l'elemento carismatico è prevalente.

Ci sono dei sintomi importanti che ce ne fanno capire la vera consistenza, per esempio il libro firmato da Vendola e dalle Fabbriche 'C'è un'Italia migliore' (ed. Fandango) viene presentato come la piattaforma politico programmatica del candidato Nichi Vendola. Se questa è firmata al di fuori del partito c'è da chiedersi cosa ci faccia SEL, quale la sua consistenza. Quanto al rapporto di Nichi presidente con la Fabbrica Zero, punto controverso, che spesso ha oscurato l'intera analisi del mio libro (Le Fabbriche di Nichi. Fenomenologia di una comunità politica postdemocratica), non trovo scandaloso che soggetti che credono in un progetto politico vengano chiamati a realizzarlo dentro le istituzioni. E' un dato che buona parte dello staff che costituisce il coordinamento delle Fabbriche abbiano un tipo di rapporto lavorativo, professionale con la Regione Puglia. La cosa in sé non scandalizza però diventa un problema nel momento in cui non c'è controllo democratico, non c'è la scelta all'interno di un organismo che si conformi a principi di tipo democratico. E' ingiustificabile se il verbo dominante è quello delle virtù civiche e del taglio di ogni sorta di legame compromissorio con il potere. Cosi come in sé non c'è motivo di scandalo nel carisma di Vendola. Se stiamo alla definizione classica di carisma un leader è colui che lascia intravvedere e propone un'altra alternativa di società. Visione che dovrebbe pervadere un corpo politico democraticamente costituito. Lo stesso partito comunista ha visto sfilare diverse figure carismatiche in grado di mobilitare le masse, tutto questo, però, declinato all'interno di un soggetto politico con strutture, forme, principi, regole. Dentro questo quadro la cosa va benissimo, nel momento in cui questi legami vengono sciolti dovremmo allarmarci. Si da per scontato che tra le forme classiche granitiche e quelle di partito liquido non ci possano essere forme intermedie, alternative. In questa fase politica e sociale c'è un gran bisogno di aggregazione, di comunità che può essere organizzato. Le Fabbriche in realtà parlano ad una élite, c'è evidenza nei risultati elettorali, spesso trascurati, in Puglia la sinistra complessivamente nel 2010, alle Regionali ha perso il 14,5% dei consensi, al di sotto del Lazio (caso Marrazzo) il fenomeno va rivisto alla luce di questi dati. Ci possono essere delle forme alternative, proprio nel numero di Democrazia e diritto dove compare il saggio sulle fabbriche ce n'è uno molto interessante sulla Lega nel quale si fa vedere come il legame con il territorio e con le persone sia forte e strutturato. Quindi non è impossibile avere oggi un soggetto che si strutturi a ridosso di una visione. Nichi Vendola ha le carte in regola per evocare una visione politica alternativa ma non è stato in grado di costruirne a ridosso un corpo politico. C'è la possibilità di tornare dentro la realtà sociale a costruire legami, non lo si è fatto per motivi ideologici. - Il carisma di Vendola spesso criticato nella sinistra quando suggerisce di allontanarsi dagli schemi politici tradizionali, dalle ideologie. – Lo indeboliscono perché in questa fase c'è bisogno di una visione forte della società, c'è bisogno di politica di fronte all'evidente crisi della cosiddetta globalizzazione, cioè di quel sogno di un mondo nel quale non vi fossero più elementi di strutturazione della realtà, cioè di elementi politici nei quali ciascuno potesse fare il proprio gioco. Da questo punto di vista Vendola sposa una 'ideologia' molto forte sebbene anti ideologica, un po' come la finitness all'americana dentro la quale il fermento della società civile è sufficiente a creare crescita e sviluppo. Se si guarda il libro 'c'è una Italia migliore' questo viene fuori in maniera molto chiara, c'è lì una idea molto chiara per cui ci può essere un mercato igienico, carburato da energie pulite, dove ciascuno, nelle condizioni di esprimere il proprio talento (vedi le politiche condotte in Puglia in questi anni) tutto andrà bene, la società conoscerà pieno sviluppo … Questo sogno è svanito da tempo, è nato trent'anni fa dopo la marcia dei 40.000, Nichi Vendola, Sinistra e Libertà e ancor più il PD sono ancora fermi lì, a quell'ideologia forte, mentre è necessario che la sinistra recuperi un'idea di protezione e di governo sulla realtà, dismetta l'idea di governance e riprenda quello di governo della società. Questo purtroppo appartiene agli avamposti, all'idea di una certa destra, la sinistra ha completamente dimenticato questa vocazione e dovrebbe riprendere ad elaborarla. Questo è un punto di debolezza e dà corto respiro al progetto.

Nel mio blog sull'argomento

MERCOLEDÌ 16 MARZO 2011
La “buona politica” secondo le Fabbriche di Nichi – Onofrio Romano

MARTEDÌ 8 MARZO 2011
Le Fabbriche di Nichi. Fenomenologia di una comunità politica postdemocratica (2)

MARTEDÌ 25 GENNAIO 2011 “Le fabbriche di Nichi. Fenomenologia di una comunità politica post democratica”
LUNEDÌ 28 MARZO 2011
Enzo Marchetti: dalla fenomenologia delle Fabbriche di Nichi alle politiche sul Parco dell’alta Murgia

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