martedì 2 maggio 2017

L'Oceano Artico ricettacolo della plastica. Risultati di uno studio

Uno studio conferma che i rifiuti sono abbondanti nelle acque ad est della Groenlandia e Scandinavia settentrionale, pur essendo queste aree scarsamente popolate. 
https://twitter.com/TaraExpeditions/status/854771597231751174
L'Oceano Artico è un collo d'imbuto, un vicolo cieco, per i rifiuti che vengono qui imprigionati. Galleggiano detriti di plastica in quantità enormi nel Nord Atlantico, dicono gli scienziati e mettono in guardia contro i rischi di inquinamento di un ecosistema unico. 

Lo studio, pubblicato mercoledì 19 aprile scorso dalla rivista Science Advance, conferma che oggetti e materiali plastici sono abbondanti e diffusi nelle acque ad est della Groenlandia e Scandinavia settentrionale, anche se queste aree sono scarsamente popolate. La quantità di rifiuti normalmente dovrebbe essere notevolmente inferiore. Questi risultati ci dimostrano l'importanza di gestire la raccolta dei rifiuti di plastica alla fonte, perché, una volta in mare, la loro destinazione può essere imprevedibile. 

I mari semichiusi come il Mediterraneo, dai bordi densamente popolati, sono fortemente inquinati da plastica.

Tali accumuli non erano prevedibili a latitudini scarsamente popolate. Nel 2013, durante la spedizione Tara Oceans condotta con la goletta scientifica francese, i ricercatori, tra cui Andrés Cózar, scienziato presso l'Università di Cadice in Spagna hanno pescato con delle reti detriti di plastica. 

Lo studio ci dice che gran parte del Mar Glaciale Artico è stata inquinata da questi pezzi di plastica. Questi frammenti erano comunque molto abbondanti nelle acque intorno Groenlandia e nel Mare di Barents a nord della Norvegia e della Russia occidentale. 

Secondo i ricercatori, ci sarebbero centinaia di tonnellate di rifiuti e frammenti di plastica che galleggiano sulla superficie oltre a ciò che giace nei fondali marini. 

La percentuale di alcuni tipi di detriti nei campioni raccolti dai membri della spedizione fanno pensare che provengano da lontano, come ad esempio dalla costa settentrionale europea del Regno Unito e dagli Stati Uniti d'America. Alcuni di questi rifiuti potrebbero venire anche dalle navi nelle acque locali. 

Il percorso dei rifiuti di plastica nell'Oceano Atlantico settentrionale é stato monitorato da 17.000 boe con apparecchiature satellitari. Queste hanno confermato che tale inquinamento nelle regioni polari viene favorito dalle correnti marine. I detriti di plastica galleggianti nell'artico attualmente rappresentano meno del 3% del totale mondo, ma potrebbero continuare ad aumentare grazie alla corrente oceanica.

Si stima che circa otto milioni di tonnellate di plastica vengano scaricati ogni anno negli oceani, secondo uno studio pubblicato nel 2015 sulla rivista Science. Gli scienziati ritengono che ci potrebbero essere fino a 110 milioni di tonnellate di rifiuti di plastica negli oceani. 

Sembra anche che i piccoli frammenti di plastica vengano assorbiti dai pesci e altre specie marine, senza che noi conosciamo gli effetti sulla loro salute e quella delle persone che li mangiano. 

Gli scienziati, infine, ritengono che questi rifiuti plastici si accumulino soprattutto in vortici subtropicali formati dalle grandi correnti che convergono nel mezzo dei bacini oceanici. Ma in realtà, sembra che solo l'1% di questo inquinamento  sia concentrato in queste grandi vortici ed altri posti sulla superficie degli oceani. 

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