sabato 27 maggio 2017

La serie televisiva sulle donne jihadiste del Daesh.

In occasione del Ramadan (2017 - 27 maggio > 24 giugno), l'emittente saudita MBC TV lancerà una serie televisiva choc ambientata nello stato islamico. 
https://www.nytimes.com/2017/05/16/world/middleeast/isis-ramadan-tv-drama.html?_r=0
Il mondo violento e crudele delle donne del Daesh costituisce la cornice della serie televisiva per il Ramadan in cui una emittente saudita pone grandi speranze. 

Il blockbuster (campione di incassi) "Black Ravens" è stato lanciato dal Gruppo MBC due anni dopo il primo tentativo nel 2015. 


Uno degli episodi della serie "selfie" del gruppo Stato Islamico (ISIS) aveva riportato un enorme successo sul gruppo canali televisivi, impegnati in una folle corsa all'audience durante il mese di giugno, mese in cui ha inizio quest'anno la ricorrenza.

Questo episodio racconta l'esecuzione di un padre da parte del figlio, andato al fronte nei ranghi del Daesh. Il padre aveva a suo tempo rifiutato di effettuare un attacco, perdendo così il suo esame finale all'interno del gruppo jihadista. 

Trattata in uno stile umoristico, l'episodio ha provocato minacce di morte contro i suoi attori, prova, questa, che non si può sempre ridere l'Isis, il cui acronimo in arabo è Daesh adattamento di DAIISH, cioè l’acronimo tratto direttamente dall’arabo Al Dawla Al Islamiya fi al Iraq wa al Sham (داعش). 

La nuova serie "Black Ravens" ha mobilitato enormi risorse ed è costato una enormità, 10 milioni di dollari. Racconta di abusi da parte delle donne del Daesh sotto il sedicente "califfato" jihadista su grandi parti di territori iracheni e siriani occupati durante l'estate del 2014. 

"C'è voluto un anno di ricerca e sei mesi di riprese", dice Mazen Hayek, portavoce del gruppo MBC con sede a Dubai. 

Secondo lui, la serie si basa su fatti reali ed ha scopi didattici. "Abbiamo voluto riprodurre eventi reali che tocchino gli spettatori e riflettano la brutta faccia del terrorismo". 

In gran parte girato in Libano con attori provenienti da diversi paesi arabi, la serie denuncia "i metodi utilizzati dal Daesh per attirare seguaci sotto la copertura della religione" musulmana, ha dichiarato il gruppo in una nota di presentazione di questo campione d'incassi. 

Gli episodi mostrano la violenza cruda delle donne Daech, come l'esecuzione a sangue freddo da un ispettrice del corpo Hisba (polizia) di una ambulante la cui unica colpa era quella di esporre alla vendita piatti con immagini di animali. 

In un altro episodio, un gruppo dello stesso corpo, a un posto di blocco, accusavano di non indossare i guanti e di utilizzare telefoni cellulari, "strumento satanico". Allo stesso modo, "i profumi che portano all'adulterio" e "il trucco condannato" dall'Islam. 

In un terzo episodio, si vedono bambini soldato esercitarsi al tiro con munizioni prendendo di mira prigionieri Daesh. 

Per Fadi Ismaïl, amministratore delegato della società di produzione, "le scene scioccanti" della serie tv "possono attrarre o far inorridire lo spettatore, ma mai lasciarlo indifferente"

Il regista Amer Sabbah ha detto che "la sfida più grande" è stata la sicurezza. "Quando si converte una regione del Libano in Quartier Generale del Daesh, si è costretti a fare molta attenzione, dopo, alla sicurezza e protezione del team di produzione". 

Hayek riconosce che il suo gruppo ha voluto capitalizzare il successo della puntata della serie selfie, il cui stile era "impegnato e toccava le persone facilmente". 

La produzione di tutta una serie sul Daesh si inscrive in un concetto preciso, ha aggiunto, "i media arabi non potevano rimanere a braccia conserte mentre la macchina della propaganda dei gruppi islamisti si dava tanto da fare". 

L'Arabia Saudita vuole essere il campione della lotta contro il sedicente califfato e, durante la recente visita a Riad del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, ha promesso di raddoppiare gli sforzi in questa direzione

Questa non è la prima volta che la televisione prende posizione nella lotta contro il Daesh. Nel 2014, la televisione irachena aveva dato un saggio in chiave comica nella sua serie "lo stato fittizio", evidentemente riferito allo "Stato islamico".

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