lunedì 22 dicembre 2014

I partiti sono diventati inutili?

Dei partiti: Alcune piccole considerazioni di fine d'anno ovvero di quelle organizzazioni, incapaci di strutturare intorno a loro la vita e il pensiero politico, divisi in tante piccole teste e 'correnti'. 

Che rispondere alla domanda, se la barca dei partiti è ancora agitata in questa fine d'anno dagli stati maggiori? Valgono i partiti politici ancora qualcosa? 
I partiti politici non sono più in grado, come in passato, di strutturare intorno a sè vita e pensiero politico. Le ragioni sono così numerose che probabilmente si può ricordarne alcune. 

In primo luogo, il modo del consumarsi, se così si può dire, degli attivisti e simpatizzanti politici è cambiato. Per lungo tempo, gli attivisti dei cosiddetti partiti di massa erano la carne da macello, i sostegni e gli schiavi che si ingraziavano il popolo, riuniti ogni settimana, alla stessa ora, cellule, cerchi, sezioni..., tutto quel che già sappiamo. Al momento delle elezioni, la corsa ai materiali pubblicitari e poster che coprivano gli spazi dei loro avversari, distrutti o coperti immediatamente. In caso contrario, quando le elezioni non c'erano o erano ancora lontane, impegnati in incontri spesso animati, discutevano il presente e il futuro del potere quando c'era o la necessità e i mezzi per riconquistarlo quando non. 

I più giovani erano impegnati ad ampliare il loro cervello per trovare nuove idee, i più anziani spesso a sostenere ciò che avevano pensato molto prima di loro. Ma, tutto sommato, era lì che avvenivano gli scambi, spesso in luoghi piccoli o in spazi modesti come quelli dei partiti popolari, democristiani, comunisti e socialisti o durante più esclusive cene-dibattito per dirigenti radicalchic, centristi e altri.
Oggi non è più così.

I partiti non sono più fabbriche di idee, non più una macchina elettorale perfetta: ma aziende specializzate in attacchinaggio di poster, spesso gli stessi nelle città, che distribuiscono le immagini di candidati. Non più combattimenti nella notte tra militanti in incontri di 20 ore, in concorrenza con le notizie del telegiornale della sera e la cena in famiglia, per una interminabile riunione. Restano solo i grandi incontri di 18 o 19 ore, organizzati dagli specialisti di gestione degli eventi di società e l'organizzazione dei pochi attivisti rimasti nei viaggi fatti qua e là o da un reparto all'altro a fare spesso soltanto numero.

Non sono più, questi grandi partiti, fucine di nuove idee. È come se i leader preferissero affidare ai think tank, ad altre società esterne o istituti di ricerca per lo studio e l'analisi dei nuovi temi tutto il compito per aumentare l'entusiasmo, o, in mancanza, a dare un po' di bocconcini da ristoro negli incontri collettivi. Tanto più che i dibattiti veri, quelli elettrizzanti della società civile si svolgono in feste prevalentemente al di fuori: il matrimonio per tutti, la fine della vita per tutti, il diritto di voto per tutti. Per non dire delle primarie che rappresentano una trasformazione più profonda del previsto del partito in una specie di fattoria per l'esposizione dei cavalli di razza, con il maggior numero di squadre di curiali dei candidati, con obiettivi, detti o non detti, spesso diversi, se non opposti, anche tra i membri dello stesso partito.

Gli organi del partito hanno perso la loro prerogativa essenziale, quella di designare il loro campione. Difficile immaginare oggi Berlinguer subire le primarie.

Ma c'è oggi il mezzo per fare altrimenti? Il cambiamento è avvenuto probabilmente inevitabile dal momento in cui il concetto di "leader" è stato impallinato. Cosa che è accaduta anche da quando i comportamenti individuali, anche all'interno dei partiti e movimenti politici, hanno sostituito i comportamenti collettivi. L'introduzione delle "correnti", un tempo appannaggio esclusivo della DC, da questo punto di vista, è stato a dir poco destrutturante. Così anche molti club (eufemisticamente) frammentano l'obiettivo politico dei grandi movimenti. Il governo democratico non è più sempre applicato. All'interno delle sezioni e federazioni, se una maggioranza emerge in favore di questa o quella tesi, la minoranza, con poche eccezioni, mette i bastoni tra le ruote. Non c'è più nessuna possibilità che i leader siano fiduciosi che la regola della maggioranza venga rispettata.

Così i grandi partiti popolari, a destra e a sinistra, sono divisi in tante cappelle. A capo di ogni collegio un leader, che tutto conduce, che per affermare la propria personalità all'interno del campo a cui appartiene ricorre ad ogni mezzo. Di qui l'estrema divisione di ciascuna parte in una nebulosa dove spesso è molto difficile tracciare linee divisorie. Hanno i nostri eroi qualche possibilità nei prossimi anni, di far rivivere dei movimenti di lunga durata? Niente è meno certo, anche se affermeranno la volontà di raccogliere molti consensi e converranno nel pranzo gratuito degli adepti delle ore 20 (magari a spese della comunità, per quelli che amministrano. Come anche a spese del ricchetto di turno rastrellatore da primarie, secondarie e terziarie avanzate). 

2 commenti:

Francesco Zaffuto ha detto...

Un interrogativo di fine anno che vale la pena di riprendere come interrogativo iniziale del 2015. Ritornerò su questo articolo dopo le feste, per ora voglio farti un augurio di buone feste.
francesco zaffuto

Beppe de Leonardis ha detto...

Leggerò con interesse quanto andrai ad esprimere sull'argomento.
Ricambio i tuoi auguri, più che graditi, con affetto e stima.
Beppe