27 marzo, 2017

Quando la fotografia ispira le rivoluzioni.

In un'intervista, qualche tempo fa, la cantante Nina Simone disse “il dovere di un artista è quello di riflettere i tempi”, voleva dire, in sostanza, la politica del momento e, nel suo caso, quella razziale. Aggiungeva poi “Penso che sia vero per pittori, scultori, poeti, musicisti” e, aggiungeva, “Per quanto mi riguarda, sta a loro scegliere, ma io ho scelto di riflettere i tempi” (New York Times, 26,01,2017). 
https://www.nytimes.com/2017/01/26/arts/design/perpetual-revolution-shows-artists-shaping-their-times.html
L'International Center of Photography, a New York, propone un'affascinante mostra sui cambiamenti dell'immagine nell'era dei social network. Dove si apprende che la fotografia non solo racconta, ma forma anche molto i movimenti sociali. 

Thair OrfahliNella vita, Thair Orfahli, di origine siriana, è diviso tra due mondi. Nel primo è uno studente come tanti altri, ha vent'anni, lavora in una gelateria, frequenta il caffè con gli amici e si sforza di migliorare il suo livello di inglese, esce con le ragazze. Nel secondo, c'è solo perpetua incertezza. 

É un rifugiato, fuggito dalla Siria in una guerra che oggi definisce come la sua esistenza. Un breve documentario sulla sua esperienza fa scoprire la "Perpetual Revolution: The Image and Social Change" (La rivoluzione perpetua: Immagini e cambiamento sociale), una proposta della mostra, che si terrà fino al 7 maggio, del Centro Internazionale di Fotografia (ICP, già cit.) in new York. 

L'esposizione mostra come la modalità corrente di produrre immagini cambia il nostro modo di guardare, raccontare, documentare e capire i diversi movimenti sociali come l'attivismo ambientale, i Black Live Matters (le vite nere contano, un movimento che denuncia la violenza della polizia subita dai neri negli Stati Uniti], la lotta per l'uguaglianza di genere, la crisi dei rifugiati, l'estrema destra, lo Stato Islamico. Una storia tutta in selfie. 

Quella di Orfahli é la storia della sua famiglia, sono fuggiti alla periferia di Damasco a Beirut dopo che una bomba è esplosa vicino alle loro case. Non sono stati molto a lungo in sicurezza, perché le autorità libanesi simpatizzavano con il regime di Assad, così si sono reinsediati in Egitto, ad Alessandria, dove Orfahli ha frequentato l'Università. 

La storia ... le storie continuano e si possono leggere sui link che vi ho proposto. 

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