giovedì 22 dicembre 2016

Promemoria di servizio per il razzista perbene.

Piccolo vademecum, o decalogo se preferite, per tutti quelli che vogliono scrivere, parlare o fantasticare sul "nero", giornalisti e politici compresi. Ovvero ... come scrivere parlare o fantasticare sull'Africa, africani e neri senza cadere nel cliché. 
http://www.mammeoggi.it/lui-nero-lei-bianca/4510/
Regola 1: 
Deporre i guanti nella spazzatura. Smettere di pensare che ci vogliono molte precauzioni prima di affrontare questi problemi. I neri sono molto meno esplosivi della nitroglicerina. Nello stesso tempo, non si tratta di animali sconosciuti o marziani da studiare attraverso le lenti di un laboratorio. A forza di considerare che essi rappresentano una categoria a parte, si finisce per crederci e, soprattutto, per perdere qualsiasi obiettività. Tentando di impostare un dibattito così maldestro, si finisce al contrario per irritare tutti. Prendete una persona con le pinzette e la trasformerete subito una persona fragile, speciale, quando non paranoica. 


Regola 2: 
Evitare le generalizzazioni del tipo: mangiano tutti il kuskus o la manioca, non può essere nero se non ne mangia. Ricordiamo, inoltre, che a tutti i neri non piace necessariamente il rap e non necessariamente indossano pantaloni larghi. Questo sembra ovvio, tuttavia, quando sentiamo alcuni commenti sul presunto Black fashion power, o sulla influenza che gli Obama avrebbero avuto sullo stile della comunità dei cosiddetti afro-americani, diciamo solo che vi sono evidenze che possiamo ricordare ricordare. Proprio come noi italiani non imitiamo tutti lo stile di Belen o Bertinotti o i francesi di Carla Bruni e gli afro-americani non sono in attesa ansiosa delle apparizioni pubbliche della first lady Michelle per rivedere il proprio guardaroba. 

Regola 3
Stop alla richiesta di attestati di buona condotta. É facile, ogni volta che un nero fa una critica pubblica, criticarlo per non essere rappresentativo della comunità. Nessuno mette in dubbio, se è il bianco a criticare, se sia rappresentativo della "comunità". Inoltre, i neri hanno il diritto di avere una lingua tagliente o un cattivo carattere senza che li si rimproveri continuamente di sputare nel piatto o contribuire a denigrare la "comunità".

Regola 4: 
Tenere a mente che l'Africa non è un paese. È vero, viviamo in un mondo globalizzato dove l'europeo tende a prevalere sul'italiano oppure occidentale che dove a volte definisce il bianco. Ma il mondo sta cambiando: non c'è nero che non possa essere occidentale, europeo e italiano. O tedesco. O svedese ... Ci sono anche bianchi africani - non solo nel Maghreb o in Sud Africa - come anche senza dimora bianchi e africani, come in Africa del Sud, dove l'insicurezza e la povertà non sono solo appannaggio dei neri. Cosi come nel nord ci sono africani nazionalisti, che non necessariamente coltivano l'idea di un'unione transcontinentale e sostengono la loro storia nazionale. L'Africa è diversificata, la sua gente è numerosa e il suo stesso nome "Africa" ​​comprende numeros realtà.  

Regola 5:
Gli africani non sono tutti i boscimani o Watussi dispersi nelle città, fissati per il calcio, analfabeti, donne soggette alla poligamia o che trasportano i bambini sulle spalle. Tra l'altro, i bambini non sono tutti superdotati, individuati dai programmi delle ONG e inviati in Europa per far carriera. Molti sono persone normali. Basta sfogliare i loro album di foto per vedere uomini in posa davanti alla loro auto, con donne e bambini. Comprano gadget tecnologici per impressionare gli amici e talvolta è difficile, anche per loro, rimborsare i debiti. Non sono tutti grandi atleti, nè tutti grandi ballerini e partecipano, come tutti gli altri, ad allargare il deficit della sicurezza sociale, fumando sigarette e bevendo vino. Ogni mondo è paese, siamo nel 2016 e non è perché ci si allontana dall'Europa che si torna indietro nel tempo. 

Regola 6:
Evitare di giocare all'antropologo ... e spiegare agli africani chi sono, come mangiano, vestono e quali siano le loro abitudini. Molti occidentali credono di avere una scienza dell'Africa che gli africani non hanno. Questo non tanto perché i colonizzatori conservassero nel loro bagaglio la passione per l'etnografia scientifica o la storia, quanto perchè i loro discendenti sono più esperti di Africa che gli africani stessi. Questo tipo di atteggiamento spesso porta a una deriva incontrollabile: la ricerca sistematica dell'africano "autentico". Ancora un altro mito forgiato dall'Occidente e di cui lui sarebbe proprio il depositario dei criteri. 

Regola 7: 
Non cadere nella beatitudine e la meraviglia. Dobbiamo lasciare agli africani i riflessi di "sorellanza" e "fratellanza". Smettere di voler essere "fratello" o "sorella" di tutti gli africani che si incontrano. L'effetto è già una media schifezza in una serata in città, molto peggio in un articolo di giornale. Se gli africani vivono lontano da casa provano questi riflessi è per la nostalgia e quindi hanno bisogno di ricreare una forma di solidarietà. Non è questo il vostro caso e cadreste semplicemente nel ridicolo, passando per un pietoso ingenuo, un appiccicaticcio da prendere per il culo. 

Regola 8: 
Basta con il gioire sempre perché i neri sono belli e intelligenti ... che riescono nella vita oltre che lo sport e la musica, altrimenti passate per degli idioti che pensano ancora che "con un po' di educazione, il nero è un uomo come tutti gli altri". Questo è quello che potrebbe essere definito come razzismo inconscio in quanto mantiene l'idea di una diseguaglianza naturale, o pre-determinata, che scroscia in crisi di pianto quando è smentita: "Oh! Quanto sei bravo"! (sottotitoli: Incredibile per un nero). 

Regola 9: 
Rinunciare a voler aiutare l'Africa ad ogni pie' sospinto. Si dovrà quindi pensare finalmente ad abbandonare l'immagine del soccorritore a tempo pieno, con un sacco di riso sulla spalla, per salvare migliaia di persone. Ma attenzione! Questo non è per denigrare gli aiuti umanitari, ma piuttosto per l'atteggiamento umanitaristico, quello che irrita gli intellettuali africani che ne hanno fin sopra ai capelli di essere nutriti dal Nord che non solo aiuta, ma aggiunge una dimensione moralistica e l'esempio delle proprie virtù e dei principi. Inoltre, per chi vuole dare lezioni di sviluppo e salvare l'umanità a tutti i costi, che ha le periferie e le città di provincia colpite dalla crisi e offre l'esempio di un paese da sogno. 

Regola 10: 
Finirla con il vocabolario tipizzante. Le parole "etnico", "colorato", "misto", "afro" servito in tutte le salse alla fine diventa indigesto. Si ancorano artisti e creatori a categorie che li separano dalla modernità. Oggi si può essere pittori africani, senza essere "ethnik" o "ethno-trendy", stilista africano senza necessariamente incrociare le sue creazioni con il perizoma o la tunica. Essere uno scrittore di origine africana, senza evocare in modo sistematico la sua terra d'origine. Alcune parole limitano l'immaginazione e impediscono di pensare l'altra al di fuori dei confini che esse impongono. 

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Questo post ha sintetizzato e tradotto da diversi autori di origine africana, di lingua inglese e francese. 

Se in queste poche regole avete riconosciuto qualcuno a voi vicino, con la sua stucchevole baldanza umanitaria, ditegli di smettere. Se poi invece avete visto voi stessi sarà bene che incominciate a darvi una regolata.
Aggiungerei che le regole possono essere estese dal colore della pelle alla diversità in generale

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