venerdì 9 settembre 2016

Si deve correre per non bagnarsi, quando piove? O no?.

Ci bagniamo di meno accelerando, mentre andiamo in ufficio o al supermercato, come questi giorni piovosi, o prendiamo più gocce ma in meno tempo?. Cosa dice la scienza? 

http://www.bbc.co.uk/news/science-environment-18901072Ve lo sarete gia chiesto, correndo sotto la pioggia e sentendo le gocce frustare il volto, se non sareste meno bagnati ad andatura normale. 

Alla domanda sull'inzupparsi, molti scienziati hanno cercato di rispondere. C'è stato un accordo poco tempo fa sul fatto che esiste una velocità ottimale, non troppo lenta né troppo veloce, che permette di ottimizzare la quantità di acqua ricevuta sul corpo in qualsiasi condizione. 

Ma non sempre si è pensato in questo modo. Nel 2012, il fisico italiano Franco Bocci, nell'European Journal of Physics, considerava che velocità del vento e forma del corpo dovrebbero essere prese in considerazione e che la maggior parte delle volte, il procedere più rapido fa bagnare di meno

La ricerca matematica, per semplificare il problema, ha considerato da lungo tempo il corpo del deambulatore - corridore come un rettangolo verticale o una superficie piana. Il Professor Bocci, considerando il caso generale in cui la pioggia venga di fronte, ha determinato il rapporto larghezza / altezza, cioè la morfologia, come fattore di influenza sostanziale nella risposta. Quanto la velocità del vento e la dimensione delle gocce d'acqua ... 

La complessità di tutti questi elementi rende impossibile la rappresentazione matematica e una serie di generalizzazioni sono inevitabili, ma Franco Bocci ritiene tuttavia che "nella maggioranza dei casi" si deve correre il più velocemente possibile, tranne quando il vento soffia dalla parte posteriore o che si si molto magri! 

"Se si è molto magri, non vi è probabilmente una velocità ottimale" si arrischia il ricercatore. E se il vento soffia da dietro, beh ... la velocità ottimale è quella del vento. 

Va detto che in uno studio precedente (1987) pubblicato dal prof Alessandro De Angelis (Univ. Udine) su European Journal of Physics, il professore dice che correre o camminare non fa nessuna differenza. 


Così come in uno studio successivo pubblicato nel dicembre 2011, sempre sulla stessa rivista, Andrea Ehrmann e Tomasz Błachowicz si rivolgono in particolare agli studenti dicendo che i numeri spesso nella loro astrazione possono sembrare aridi ma possono anche servire a calcolare le cose più sempliici, come le quantità di pioggia che prendiamo durante una giornata piovosa. Basta inserire i parametri corretti, in questo caso sono i più vari, perchè dipendono dalla stazza delle persone, velocità del vento, quantità di pioggia .... e dalla velocità di fuga. 


Tutto sommato meglio non prendersela molto e pensare al mitico Gene Kelly ... singing in the rain

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