sabato 14 gennaio 2017

"Decolonizzazione" dell'insegnamento della filosofia? Il dibattito s'infuoca.

A Londra, un insieme di studenti ha fatto una campagna per i pensatori d'Asia e d'Africa perchè siano meglio rappresentati all'università e sulla stampa britannica infuria il dibattito. Magari vi serve per scoprire se avete intenzione di studiare lì. 
La scuola di Atene - Raffaello
Nel resto d'Europa, il dibattito non è all'ordine del giorno, ma se si è studenti a Londra, non si sfugge: da qualche giorno, se ne occupano i titoli di stampa inglesi. 

http://www.breitbart.com/london/2017/01/09/london-students-demand-white-philosophers-ignored-to-decolonize-education/Parliamo di un sindacato degli studenti della Scuola di Studi Orientali e Africani (SOAS), dell'Università di Londra, specializzata in Studi orientali e africani, che ha iniziato il tutto. In particolare un documento sulla "priorità educativa" sostenuta dal sindacato. Intitolato "Decolonizing SOAS: to drop white philosopher", piuttosto polemico, che raccomanda di non mettere nel programma i "filosofi bianchi" e se questo fosse necessario si insegnasse loro da "un punto di vista critico". "Per esempio, puntando al contesto coloniale in cui l'illuminismo' ha sviluppato il suo pensiero". 

É stato sufficiente per scatenare il dibattito. "They Kant be serious !" titola il Daily Mail, prima di raccontare la questione a modo suo: "Gli studenti presso l'Università di Londra chiedono che filosofi come Kant o Platone siano esclusi dai programmi con il pretesto che essi sono di colore bianco".  

Su  The Telegraph, Erica Hunter, responsabile dei corsi di filosofia e religioni presso SOAS, giudica "piuttosto ridicola" la posizione del sindacato degli studenti e ha annunciato che si opporrà a qualsiasi tentativo di escludere da certi programmi filosofi o alcuni storici in base alla moda. 

The Independent partecipa, dal canto suo, alla reazione sfumata della direttrice didattica dell'istituto, Deborah Johnston. "Abbiamo sempre considerato i grandi problemi dal punto di vista delle regioni che studiamo: Asia, Africa, Medio Oriente. Questo è uno dei nostri punti di forza. Il dibattito nato sui programmi è salutare e pienamente coerente con il nostro progetto accademico". 

Figura di spicco nella filosofia contemporanea britannica (in particolare autore di un saggio sull'urgenza di essere conservatori: Perché dobbiamo accettare la nostra storia, tradotto in Italia), Sir Roger Scruton, citato dal Daily Mail, vede negli studenti che sostengono queste tesi un segno di ignoranza e una "determinazione a non superare questa ignoranza". "Non possiamo escludere una intera sezione della storia del pensiero senza averla studiata. Ovviamente, non hanno studiato quello che chiamano la filosofia bianca. Se pensano che la Critica della ragion pura sia un prodotto del contesto coloniale, mi piacerebbe sentirli sull'argomento". 

Sul Time, Oliver Moody mette nel frattempo in guardia contro un "puritanesimo senza sfumature" che può avere solo l'effetto di impoverire tutti, a cominciare dagli studenti iscritti all'istituto specializzato in Studi asiatici e africani. "Sarebbe una pessima mossa sia per Vedanta che per i filosofi arabi oltre che per i pensatori europei". 

Lo stesso docente di filosofia, Tom Whyman, risponde loro sul quotidiano The Guardian. "Leggete gli articoli su questo argomento e troverete che un atto di barbarie intellettuale sta per essere commesso. É semplicemente assurdo". Se Kant ha espresso un'idea essenziale che include un aspetto della realtà, allora deve rimanere nel corso di filosofia insegnato presso il SOAS: gli studenti non hanno detto nulla, nota Whyman. Per quanto riguarda il contesto storico e sociale, chi può sostenere che non è essenziale per capire, per esempio, come Hobbes nel suo Leviathan (1651) abbia potuto pensare a partire dalle prime indagini antropologiche sulle società amerinde? 

Tom Wyman, infine, rileva che la Scuola di Studi Orientali e Africani si suppone debba insegnare "le filosofie del mondo" - tale è il titolo del Bachelor of Arts (l'equivalente del diploma di laurea) che offre. "Data la natura di questo programma e la natura della School of Oriental and African Studies, sembra logico che gli studenti vogliano esplorare ulteriormente il pensiero asiatico o africano, piuttosto che i filosofi europei". 

Tanto rumore per nulla? 

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