mercoledì 2 novembre 2016

Se si pensa in una lingua straniera si pensa meglio.

Recenti ricerche scientifiche dimostrano che agiamo in modo più razionale e quindi più efficace quando pensiamo in un'altra lingua. Una scoperta da cui tutti dovremmo trarre vantaggio! 
Hablar idiomas mejora la toma de decisiones | Noticia de Estar Mejor | Big Bang! News
"In che lingua devo dirtelo?" Questa domanda, che moltissime volte le mamme dicono ai propri figli quando non vogliono ascoltare, è in realtà molto sensata (come tutte le cose dette dalle madri, direbbe il mio amico Rino).

Recenti studi scientifici hanno infatti dimostrato una sorprendente realtà: riflettiamo e prendiamo decisioni in modo diverso nel trattare le informazioni in una lingua diversa dalla nostra lingua madre. Noi capiamo bene un'idea o un problema, ma quando usiamo un altro linguaggio, il risultato è più riflessivo, meno dettato dalle emozioni, più orientato verso l'utilità. 

"Questo favorisce il ragionamento deliberante e fa pensare due volte", dice Albert Costa, è diventato uno dei massimi esperti in bilinguismo attraverso la ricerca presso l'Università Pompeu Fabra [a Barcellona]. Ha iniziato le sue indagini in questo campo sottoponendo alcune cavie al problema del carrello, la questione sarebbe questa: spingereste una persona su un carrello, per bloccare un tram pazzo, se la sua morte permettesse di salvare la vita di cinque persone? Il conflitto morale scompare in molte persone quando stanno pensando in una lingua diversa dalla propria lingua madre. 

"Il numero delle persone che sacrificano una vita per il bene comune, dal 20% passa a quasi la metà, semplicemente dopo aver espresso il dilemma nella loro seconda lingua". 

Molti studi hanno confermato questi risultati: in una lingua straniera, siamo meno influenzati da emozioni e favoriamo il risultato più efficace. Il nostro ragionamento è meno moralistico e più utilitaristico. I soggetti che hanno partecipato allo studio parlavano correntemente la seconda lingua e l'esperimento è stato fatto con diverse lingue, tra cui, spagnolo, inglese, italiano e tedesco, con conseguenze simili. 

Costa ed i suoi colleghi hanno pubblicato un articolo in una rivista del settore ( Trends in  Cognitive Sciences, il 3 Settembre 2016), dove si discutono alcuni dei risultati più interessanti e si cerca di spiegarli. 

"Quando pensiamo in un'altra lingua, non solo siamo meno guidati dalla nostra prima reazione emotiva, ma siamo più disposti a correre dei rischi, ad esempio quando si prepara un viaggio o quando bisogna accettare un'innovazione biotecnologica: sono i possibili benefici che contano di più. Gli insulti ci toccano molto meno". 

Janet Geipel, Università di Trento, ha anche pubblicato nel mese di settembre uno studio in cui i soggetti si sono trovati di fronte a situazioni in cui le intenzioni morali confliggevano con il risultato. In una di queste, per esempio, qualcuno ha offerto una giacca ad un barbone perché avesse meno freddo, ma questo è stato picchiato perché tutti credevano che avesse rubato. In un altra, una coppia decideva di adottare una ragazza disabile per avere gli aiuti dello Stato. In un altra ancora, una società decideva di fare donazioni a enti di beneficenza per aumentare i propri profitti. 

Quando questi scenari sono stati posti in lingua straniera, le cavie hanno chiaramente favorito il risultato (negativo nel primo caso, positivo nel secondo e terzo) in rapporto alla moralità dell'intenzione. 

Geipel aveva già pubblicato nel 2015 un altro studio in cui le situazioni avevano coinvolto dei tabù sociali: un uomo aveva cucinato e assaggiato la carne del suo cane morto, qualcuno aveva tagliato una bandiera del suo paese per la pulizia dei servizi igienici, un fratello e una sorella avevano deciso di avere rapporti sessuali. I soggetti, poi, sono stati invitati a votare il disappunto, la condanna per l'atto assegnando un punteggio compreso tra 0 e 10. Coloro che hanno letto gli scenari proposti nella loro seconda lingua hanno dato una media di mezzo punto in meno. 

Non si sa esattamente cosa provochi questo cambiamento nel comportamento, questa doppia personalità linguistica. Costa evoca diversi motivi interconnessi: 

"Da un lato, una lingua diversa ci costringe a pensare più lentamente. Abbiamo anche scoperto che l'emozione è più legata alla prima lingua si impara". 

Secondo [economista e psicologo] Daniel Kahneman, premio Nobel per l'economia, il nostro cervello ha due modalità di funzionamento: 
il sistema 1, fornisce risposte intuitive, più veloci ed efficienti, ma anche con molti errori; 
il sistema  2, utilizza il ragionamento. Nella nostra lingua madre, il sistema 1 è più facilmente attivato. 
Lo sforzo supplementare richiesto per usare un'altra lingua sveglia il sistema 2, più pigro ma anche logico. Questo è il motivo della percentuale di persone su cui distorsioni cognitive, quali considerazioni morali o la paura del rischio sono meno controllate. 

Geipel così come Costa citano nei loro ambienti di lavoro, situazioni presenti all'ONU e all'UE, dove la maggior parte delle persone prende decisioni in una lingua diversa dalla propria lingua madre. "Così come ci sono molte persone nelle multinazionali, nel mondo della scienza e in molti altri settori che lavorano in inglese, laddove questa non è la loro prima lingua". 

"Costa sta attualmente lavorando sui modi per poter applicare questa scoperta. Ad esempio, nei negoziati in cui le parti devono mettere da parte le loro emozioni e pregiudizi personali e concentrarsi sui benefici che entrambe le parti otterrebbero se potessero essere daccordo". 

Offrire sessioni in lingua inglese presso la Camera dei deputati (che bloccherebbe la formazione di un nuovo governo per nove mesi se non di più) forse potrebbe essere una buona idea! 

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