24 ottobre, 2011

Le Fabbriche di Nichi, una stretta di mano, alcuni excursus.

Nichi Vendola, le fabbriche, Gravina - regionali 2010


Sfogliavo il mio archivio fotografico, domenica, ieri, 23 ottobre, ho rivisto le immagini del 14 marzo 2010, alla vigilia del voto per le regionali, che vide Nichi Vendola, poi vincitore della competizione e presidente della regione Puglia, a Gravina, in visita alle Fabbriche di Nichi. Nelle foto (sopra) vedete il presidente all'arrivo in piazza della Repubblica gremitissima, poi la promenade verso la sede delle fabbriche e la visita tra i suoi sostenitori in via Marconi.

Di quel giorno ricordo bene la parte finale, quando avviandosi verso la sua macchina si avvicinò a me che scattavo le ultime foto: mi porse la mano, gli dissi, sorpreso o non so cosa, '... è stato un piacere' mi rispose '... anche per me', stringendomi la mano. 
Ricordo questo particolare per il modo in cui lo fece, direi gentile, sicuro, sereno. Il ricordo volò a qualche anno prima, in più giovane età, quando ho avuto occasioni di intervistare Aldo Moro. Ero molto amico del prof. Franco Tritto, mai dimenticato, suo successore alla cattedra di filosofia del diritto (domani 25 avrebbe compiuto il suo 12° anno di magistero). Fu facile per me avvicinare il presidente. 
Ma non mi dilungo. Ricordo la sua stretta di mano, di una delicatezza ed autorevolezza infinite, indimenticabile. Allo stesso modo, Nichi, leggermente più energica e veloce, ma lo stesso autorevole e della stessa indimenticabile qualità.

Era una digressione necessaria, non mi sarei soffermato su quelle foto se non ci fosse stato quell'episodio. Poi mi sono chiesto che fine avessero fatto le fabbriche e gli operai. Altro veloce exscursus e la risposta altrettanto veloce: sono diventati tutti tufi, così mi sono detto. 
Anche quì, digressione, addirittura il pensiero vola a LOT (Genesi cap. 13, 26) e la moglie Ishtò (אִשְׁתֹּו, ishtò, “donna di lui”) trasformata in sale.

Attenzione ... Beppe ... tufi e non sale, il sale quì non c'entra, mi sono detto.

Caro lettore ho raccontato, fin quì la storia e lo svolgersi di un pensiero durante una domenica di ottobre, chiedo venia se ho scritto semplicemente, così, de façon que je pense.
Ritorniamo, quindi, negli alvei di una conversazione, forse, più interessante.

Mi sono chiesto cosa ne fosse, fuori, delle fabbriche e ho navigato un po' sul web per saperne di più visto che, quì a Gravina, almeno intorno a me è come cercare un ago in un pagliaio, anche la sede è scomparsa da tempo. 

Poi ... un sobbalzo ... leggendo 
con Onofrio Romano, Mimmo Favuzzi, Elio de Nichilo e Gaetano Cataldo

Non pago di questa mini ricerca mi sono imbattuto anche in una videolettera aperta di Nichi per le fabbriche nella quale si invita al passaggio da quel luogo di indolenza, di inerzia, di scialbo clientelismo, di stagnazione civile ed economica ... ... ad un cammino politico effervescente, ricco di sfide ambiziose ... per produrre, nella catena di montaggio della speranza, buona politica, spingendo l'acceleratore della macchina della comunicazione e del protagonismo politico ... ora bisogna correre più forte.



Sic satis.

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